La parola agli allievi!

Qui sono registrate alcune testimonianze di corsisti che raccontano la loro esperienza. Cristina Pennavaja si scusa con i numerosi altri allievi la cui voce, non meno calda e affettuosa, è rimasta nei colloqui, nelle lettere private e nella memoria del cuore.

 

 “Mi chiamo Elena, sono nata a Mosca e vivo a Milano da molto tempo. Scrivere è vitale per me: sono traduttrice e autrice di racconti. Ho frequentato per 11 anni i corsi, che hanno questi pregi: Le lezioni sono intense, ricche di scoperte e ben preparate (Cristina ci lavora molto); non ci si annoia e non si perde tempo. Tra i partecipanti c’è molto scambio – soprattutto durante il laboratorio – e anche amicizia (in ogni ciclo ho conosciuto qualche persona particolarmente interessante che ancora frequento, anche per scambiarci i nostri scritti). Gli incontri della Casa della scrittura sono molto diversi da altri cui ho partecipato (ne ho provati altri cinque in circoli e centri di cultura). Una differenza importante per me era questa: dalle serate con Cristina uscivo ogni volta di buon umore, mentre dalle altre ricevevo quasi sempre un senso di isolamento. Il benessere che sentivo nasceva probabilmente dal fatto che gli incontri non creavano competizione: Cristina cerca di stimolare il talento e le capacità di ognuno, e quindi tutti sono valorizzati (anche se i loro testi ricevono molte correzioni). D’altra parte, le note della docente sono una buona base per migliorare la propria scrittura (la si vede con altri occhi: quelli di una persona esperta che dà consigli “non complici”). Un’altra cosa bella di questi corsi è che si impara a leggere in modo consapevole: l’analisi dei testi più vari insegna a distinguere uno scritto buono da uno mediocre (anche se in apparenza buono). In questo Cristina porta avanti la linea didattica di Giuseppe Pontiggia, che considera il suo maestro. Dà molto spazio alla retorica delle argomentazioni (l’arte di persuadere e convincere) che interessa tutti noi in quanto persone che ogni giorno discutono di qualche cosa, sia pure prosaica e futile; questa arte retorica è affascinante, tanto più che l’argomentazione entra nella narrazione. C’è quindi moltissimo da imparare: cose che la scuola e l’università non insegnano. Io credo che alla persona che vuol scrivere saggi o racconti conviene stare in mezzo a persone che scrivono: per scambiare testi, discutere, trovare ispirazione e farsi venire ancora più voglia di scrivere. La presenza di un docente-scrittore è essenziale per capire come e perché funziona un buon testo. Dopo aver frequentato il mio primo corso ho cominciato a scrivere di più e con risultati sempre migliori. Per un periodo ho scritto anche poesie, e ho vinto il premio Montale per l’inedito. Adesso scrivo quasi ogni giorno, con gioia. 

Un’altra cosa: mi sono piaciuti anche i dolcetti.”

Elena Biltchinskaia. Moscovita, traduttrice e interprete dal russo e altre lingue, nel 1995 ha ottenuto il Premio Eugenio Montale per poesia inedita. Ha pubblicato la silloge Orologiaio nell’antologia poetica All’insegna del pesce d’oro di Vanni Scheiwiller, Milano 1996; poesie nella rivista letteraria montenegrina Fragment e il racconto “Ritratto di adolescente sul comodino” nella rivista Dialogica, n. 1, Trento 2001.

 

 

“Sono Chiara, 31 anni. Ho frequentato il liceo classico Manzoni pur provenendo da una famiglia di matematici. Dopo due anni di corso di laurea in filosofia ho abbandonato gli studi, e ho lavorato prima presso l’Istituto Europeo di Oncologia e poi come impiegata nell’editoria. 

Il corso della prof. Pennavaja mi è stato segnalato da una collega giornalista; mi sono iscritta, incuriosita da cosa potesse insegnare un corso di scrittura creativa, e ho poi seguito quattro edizioni del corso. Fin da piccola ho sempre amato scrivere, sia per sfogo personale, sia per comunicare con amici e parenti; ma non credevo esistessero criteri oggettivi per giudicare uno scritto o per tentare di scrivere bene. Invece il corso mi ha insegnato a riconoscere un buon testo e mi ha dato un’infinità di stimoli a continuare a scrivere. 

La mia è una passione e, come tale, richiede passione: se non avessi incontrato un’insegnante appassionata com’è Cristina avrei abbandonato. Invece qualcuno dei miei scritti, da lettera o diario che fosse, ha preso forma ed è diventato qualcosa di più: sto ultimando un romanzo autobiografico, e la soddisfazione più grande deriva dal fatto che ho apportato numerose correzioni e modifiche, cosa che non avrei mai potuto fare senza l’ausilio di nozioni e criteri tecnici che mi hanno aiutato a creare un certo distacco da quello che scrivo. 

Spero che i corsi proseguano anche perché sono un’occasione per conoscere persone con la stessa passione che, se autentica, contribuisce a creare un clima armonico e non competitivo.”

Chiara Biraghi. Impiegata presso una casa editrice. Sta lavorando a un romanzo di autobiografia indiretta.

 

 

"Sono Ines. Quando è maturata in me la decisione di frequentare un corso di scrittura, ho letto sul giornale che stava per iniziare il corso tenuto da Cristina Pennavaja e mi sono iscritta. Sono stata fortunata, ho trovato quello che cercavo: una brava insegnante piena di entusiasmo, un giudizio critico dei testi presentati dagli allievi puntuale e molto attento, ma sempre rispettoso e costruttivo, e compagni di corso delle più varie età e professioni. Tutti elementi stimolanti, tanto che ho ripetuto l'esperienza quattro volte! Naturalmente l'ingrediente indispensabile per ottenere buoni risultati è l'impegno personale." 

Ines Capra Marone. Laureata in lettere classiche. Ha pubblicato poesie (il libro Nella culla della notte, Lineacultura, Milano 1999; la plaquette Rose scarlatte nei quaderni di letteratura “Angeli e poeti”, Guido Miano, Milano 2000, e altro). Suoi testi sono stati accettati per la pubblicazione sulla nuova rivista milanese di poesia e ricerca Il Monte Analogo.

 

 

 “ A chi si cimenta nella scrittura creativa, il laboratorio di Cristina regala quella che io chiamo "la sensibilità del terzo occhio", ossia la capacità di porsi di fronte al proprio testo col necessario distacco e con una sana attitudine critica. Si tratta di una competenza fondamentale ma raramente connaturata; in altre parole, è la caratteristica prioritaria che il neofita, anche quello talentuoso, deve acquisire con pazienza e costante esercizio, per correggere innanzitutto la sua naturale tendenza a identificarsi empaticamente col proprio testo - cosa che gli impedisce di affrontare l'indispensabile lavoro di taglio e cesello - e per evitare le trappole della prolissità e dell'autobiografismo fine a sé stesso. Il corso di Cristina in questo senso costituisce un'ottima palestra, in quanto attraverso la scrupolosa lettura dei testi dei partecipanti, "radiografati" per così dire sotto ogni profilo, strutturale, stilistico, lessicale, semantico, Cristina insegna (leggi: dona) ai suoi studenti il metodo critico per affrontare con efficacia la pagina bianca, valorizzando le proprie doti creative nel rispetto del potenziale fruitore/destinatario del testo, che ne rappresenta il termine ultimo di giudizio.”

Michela De Sario. Nata a Milano, dopo la maturità classica si è laureata in Lettere classiche. Appassionata di scrittura, ha pubblicato la raccolta poetica Gòrgone e Maddalena, OTMA Edizioni, Milano 1999.

 

 

“Secondo una leggenda metropolitana, i contadini, quando arano il terreno, hanno l'abitudine di fissare un punto lontano sull'orizzonte per assicurarsi che i solchi siano paralleli; contemporaneamente, però, devono osservare il terreno per evitare di finire su qualche sasso o in un fosso. Ecco, la cosa più importante che Cristina mi ha insegnato è stata proprio questa: imparare a "zoomare" dalla visione di insieme al particolare, dal punto lontano sull'orizzonte alla zolla sotto i miei piedi. E non sono neppure diventato strabico!

Perchè dovete sapere (se ce ne fosse bisogno) che la prima difficoltà in cui un novellino si imbatte consiste nel passare dall'intenzione alla realizzazione. Sembra banale, ma è proprio così: non basta l'intenzione di scrivere un buon racconto, bisogna mettere le parole nero su bianco. E se un testo è costituito da tanti piccoli dettagli (le parole), un buon testo è quello dove ognuna è al suo posto, ognuna è quella giusta.

E quindi: è bene porre attenzione al plot e al colpo di scena, ma verificando al contempo suoni e ritmi, e sottoponendo a un esame serrato ognuna delle parole nel racconto. Se c'è una persona che ha questa attenzione è proprio Cristina: chi frequenta i suoi corsi sa con quanta minuzia leggerà i testi, sia quelli della lezione sia quelli degli studenti: perchè questa parola qui? questo periodo non suonerebbe meglio se fosse scritto così? non pensi che qui la struttura sia troppo complicata? se cambi questa parola, forse il significato della frase si avvicina di più a quello che vuoi dire. E, infine, incubo di tutti gli aspiranti scrittori: "Forse dovresti tagliare un po'...". Ma bisogna sacrificare il dettaglio, se questo ci consente di raggiungere il nostro scopo. E Cristina mi ha insegnato come.

Diego Innocenti. Ha compiuto studi di Fisica e Informatica e lavora nel campo dell’informatica. Suona il liuto. Appassionato di musica, vorrebbe scrivere un’opera su Rossini. Scrive racconti.

 

 

“Il mio fortunato incontro con Cristina Pennavaja e i suoi corsi – che seguo dalla primavera del 2000 – ha insegnato a me, pittore dubbioso sulla capacità delle parole di rappresentare efficacemente la vita, ad avere fiducia nella loro forza evocativa. Cristina, grazie all’insostituibile lavoro di editing che ha compiuto su alcuni miei scritti, mi ha insegnato a lavorare consapevolmente sullo stile evitando i fronzoli che, non aggiungendo nulla di importante, indebiliscono il testo.” 

Bassano Merli. Autore di quadri e scultore di terrecotte. E’ nella redazione della nuova rivista Il Monte Analogo, di cui ha realizzato il disegno di copertina. Ha scritto vari racconti e, dopo una lunga gestazione, ultimato la stesura del suo primo romanzo. Ha ideato il logo della Casa della Scrittura.

 

 

"Parecchi anni fa una mia conoscente mi ha parlato di Cristina Pennavaja. Io, come psichiatra e direttore dell’OPTEMUR (Organizzazione di Studi di Psicoterapia Medica d’Urgenza) mi confrontavo con la difficoltà di comunicare e argomentare in modo chiaro ed efficace. Ho deciso di conoscere Pennavaja e più tardi mi sono iscritto al suo corso. Anche grazie al suo aiuto, i miei testi sono diventati migliori. Inoltre ho potuto trarre vantaggio nella stesura di racconti che parlano delle mie esperienze di psicoterapeuta: storie vere, che tuttavia – per diventare vere e vitali sulla pagina - necessitano molta invenzione, la conoscenza delle tecniche narratologiche e un orecchio affinato alla musica della parola scritta.

Infine vorrei dire che Cristina è una persona talmente appassionata al suo lavoro di insegnante, scrittrice ed editor, che è difficile non trarre un vantaggio - qualsiasi esso sia - dagli incontri della Casa della Scrittura. Nascono interessi e legami, scambi fruttuosi, solidarietà, amicizia. E questo è molto importante per vivere meglio."

Mario Paladino. Neuropsichiatra e psicoterapeuta. Autore di molti saggi per riviste specializzate; per vent’anni ha collaborato al settimanale Oggi per la rubrica di neuropsichiatria. Ha pubblicato: Il Case Management nella realtà socio-sanitaria italiana e Guida al Counseling nel Case Management, FrancoAngeli 2000 e 2001; Umanizzazione dei servizi sanitari e Manuale per pazienti cardiochirurgici, Caleidoscopio Italiano 2000; Storia di un’avventura, Sandoz 1995; Il dono più grande, ASL 1975-1999; il romanzo La vergogna allo specchio, NNAA 1989.

 

 

 “Sedici anni fa approdai con un certo tremore al primo corso di scrittura tenuto dalla dottoressa Cristina Pennavaja. All’inizio mi sentivo un po’ spaesata, inadeguata. D’altra parte il mio lavoro mi richiedeva di scrivere relazioni, e io volevo imparare a scrivere bene. Non rimasi delusa. L’insegnante, lavorando con molta cura, mi diede gli attrezzi necessari a raggiungere il mio obbiettivo.  Nello stesso tempo mi si aprì un orizzonte: il mondo della scrittura mi piaceva, scrivere era bello. Non posso negare i risultati. Sulla bilancia pesava anche la qualità del rapporto che Cristina aveva con i corsisti: un atteggiamento di accoglienza, di rispetto e di stimolo. Non c’è vera cultura se si conta di addestrare i pensieri senza toccare i cuori. Posso dire di aver ricevuto molto anche sul piano umano.

Perché ho continuato a frequentare i corsi? Perché in ognuno di essi scopro del nuovo. Anche oggi mi dico: perché interrompere un cammino interessante? Se mi fermassi, ciò che resta da imparare (ed è sempre molto) mi sarebbe precluso; e quello già appreso forse metterebbe fuori la ruggine. Ecco perché a ogni nuovo ciclo di incontri io ritorno.” 

Giuseppina Paletti. Ha lavorato come assistente sociale. Pubblicazioni: sotto lo pseudonimo di Rebecca Valle, il racconto lungo Zaffiri controluce, Menconi Peyrano, Milano 1997; poesie e prose poetiche sulla rivista Il Monte Analogo, numero 1, Milano 2003.

 

 

“Avevo tentato di scrivere delle fiabe per Alice, la mia nipotina di sette anni. Ce l’avevo messa tutta, ma mi resi conto che la spontaneità non bastava: troppa ridondanza, espressioni fiacche, pedanteria. Occorreva un rimedio: un corso di scrittura. Ce n’erano parecchi e li interpellai. Tante belle parole per attirare il cliente.

E tuttavia restavo perplesso dinanzi all’aggettivo “creativa”. Come si può pretendere di insegnare la creatività? La Casa della Scrittura sciolse il mio dubbio con la la perspicuità degli argomenti e l’attenta analisi degli esempi proposti. Mi iscrissi dopo un colloquio con la docente, di cui ebbi modo di apprezzare la preparazione scientifica e il calore umano. Per tre volte ho frequentato il corso, senza perdere mai una lezione, perché ogni volta il programma era rinnovato. Ed è mia intenzione continuare a seguire i nuovi corsi: ho molto migliorato lo stile dei miei scritti e ho allargato le fonti dell’ispirazione, ma sono convinto che per raggiungere la perfezione la strada sia ancora lunga.”

Giancarlo Parolini. Ha lavorato per 40 anni nella scuola, come insegnante e come preside. Membro di redazione delle riviste Scuola Media e Scuola Lariana. Dopo la sopravvenuta cecità ha cominciato a scrivere favole per i nipotini Alice e Nicolò, pubblicando Il pettirosso che si sentiva grande, Paoline Editoriale Libri. Nel 2002 la sua fiaba L’asino marionetta è stata rappresentata presso la scuola materna Montessoriana di Roma. Due racconti sono stati mandati in onda da Radio Meneghina nel 2003. Suoi testi in poesia e in prosa sono stati accettati per la pubblicazione sulla rivista Il Monte Analogo.

 

 

“Ho seguito diversi corsi tenuti da Cristina Pennavaja a partire da metà degli anni novanta. La sua proposta di formazione sulla scrittura argomentativa (segnalatami dall’amico e collega Paolo Ferrario che l’aveva conosciuta prima di me) mi aveva raggiunto in un momento in cui mi stavo particolarmente impegnando nella comunicazione scritta intorno ad alcuni tra i temi più importanti del mio lavoro: il settore dei servizi sociali, la realtà delle persone anziane, la formazione degli operatori. Ho sentito quindi che questa opportunità arrivava al momento giusto per migliorare gli strumenti del mio scrivere, e così è stato. A questo risultato se ne è aggiunto uno del tutto inaspettato e quindi prezioso come lo sono le belle sorprese: dal lavoro svolto con Cristina Pennavaja sono uscita con un affinamento della capacità di lettura, con più strumenti cioè tra quelli che aiutano a distinguere un “buon” testo da uno che lo è meno e ti fanno anche sapere il perché della differenza. Da ultimo, l’incontro con la Casa della Scrittura mi ha ulteriormente sollecitata a lavorare come formatrice affinché nei servizi sociali si consolidi lo strumento della buona comunicazione scritta con una presa di coscienza da parte degli operatori della sua importanza, e con l’impegno da parte loro a farne oggetto di formazione e di autoformazione.

Se così tanto ho tratto dall’incontro con la Casa della Scrittura, è perché agli aspetti di insegnamento si accompagna altro: l’incontro con una docente particolare, un clima disteso di gruppo, la possibilità - sempre aperta - di mantenere un rapporto con Cristina, anche dopo e oltre gli incontri alla sua “casa”. Per ciascuno di noi, questo “altro” può essere altro. ”

Patrizia Taccani. Psicologa, formatrice. Membro di redazione della rivista Prospettive sociali e sanitarie, edita dall’Istituto di Ricerca Sociale a Milano, svolge funzione di ‘referee’ sui temi di competenza. Tre pubblicazioni presso Carocci, Roma: Conoscere la vecchiaia, con F. Dell’Orto, 7. ristampa 1990; Gli anziani nelle strutture residenziali, con S. Tramma e A. Barbieri, 1997; Curare e prendersi cura, con A. Tognetti, S. De Bernardinis, A. Florea, E. Credendino, 1999. Per FrancoAngeli, Dentro la cura, con G. Andreini, R.Bianchin, M.P. May, M.G. Secchi, 1994. La comunicazione tra servizi sociali e autorità giudiziaria, con L. Onofrio e A. Accettulli, dà spazio proprio alla scrittura nelle relazioni sociali (in corso di pubblicazione). 

 

 

“Nella Casa della Scrittura Cristina Pennavaja espone e difende le buone leggi dello scrivere bene. Ne dispone con arte e grazia quando è lei lo scrittore, le ricorda con la freschezza della prima volta quando l’allievo le dimentica o è completamente all’oscuro della loro esistenza. Lei mantiene un gran rispetto per gli aspiranti scrittori, nonostante le loro maldestrezze linguistiche, e insegna anche l’umiltà. 

La preziosa maestra è entusiasta e meticolosa, appassionata addirittura, ma senza pietà nei confronti di un vuoto di virgola, come di una virgola di troppo. Non chiude un occhio sulle affermazioni arbitrarie e non è sorda ai pleonasmi, incoraggia l’approfondimento e la riflessione. Insegna che, a scrivere bene, si pensa meglio; se si pensa bene, si scrive ancora meglio. Insegna che per poter dare luce alle proprie idee, occorre sostenerle e argomentare in loro favore. Si scopre anche che nella scrittura efficace non è sempre necessario svelare ogni pensiero e descrivere ogni dettaglio; in tali casi si rischia di togliere al testo il mistero, e al lettore la possibilità di fantasticare. 

Ringrazio Cristina Pennavaja che mi ha aiutato a rivisitare i miei testi e che ha saputo acuire il mio piacere di scrivere, sebbene l’italiano non sia la mia lingua materna. L’apprendimento di ogni tecnica e arte non ha mai fine; ma quando l’insegnamento è di qualità, è più facile per ciascuno cercare di diventare il proprio maestro.” 

Anne-Marie Wille. Nata a Ginevra. Dopo studi di ritmica e pianoforte si è diplomata in Riabilitazione Psicomotoria all’Università di Ginevra. A Milano ha fondato e dirige l’Istituto di Psicomotricità, in cui lavora dal 1977 come formatrice e terapista (specializzata nell’intervento per il disturbo autistico). Oltre a testi sulla metodologia e sulle tecniche di riabilitazione psicomotoria (La terapia psicomotoria dei disturbi minori del movimento, Marrapese 1996, fra molti altri) ha pubblicato racconti: Il ragazzo nella nebbia, CSIFRA 1992; Il gigante silenzioso, Armando 2001. Allieva della Casa della Scrittura per vari cicli, nel 2001 ha ospitato presso l’Istituto di Psicomotricità un corso di C. Pennavaja.

 

 

“Sono entrato nella Casa della Scrittura per curiosità. Il nome mi attraeva: che cosa voleva dire? Be’, la sorpresa è stata gradevole. Chi entra in contatto con Cristina Pennavaja ha la possibilità di migliorare il proprio stile, ma non deve. Non viene apostrofato e valutato per le sue prestazioni diciamo così intellettuali e letterarie: è accolto con simpatia per quello che è, e seguìto in ciò che desidera fare. Questo effetto di vitalità (contrario al gelo che ti cala addosso in alcuni incontri di letteratura) nasce dal fatto che lei ama quello che fa.

Io, che non ero e non sono un aspirante scrittore, sono rimasto colpito da quello che si può trarre dalla superficie dei testi: se sembravano attraenti, forse si dimostrano mediocri; se ti davano un po’ di disagio, si rivelano capolavori. Pian piano si può imparare a percepire con le proprie antenne se uno scritto “semplice” è ricco oppure povero (indipendentemente dal gusto personale). E si evita di comprare libri che oggi vengono magnificati, e fra qualche tempo saranno dichiarati “spazzatura”.

Per anni io mi sono arrabbiato leggendo gli articoli di un noto scrittore. Che soddisfazione, quando la docente lo ha letto e criticato! Però io non ero in grado di capire le ragioni per cui quegli articoli erano pieni di difetti. Cristina ha spiegato perché – sul piano delle tecniche argomentative – il pezzo era banale e perfino contraddittorio. I corsi della Casa della Scrittura ti danno i criteri oggettivi (regole di una disciplina scientifica) in base ai quali un testo può e dovrebbe essere valutato. E così si impara anche a discutere meglio nella riunione di condominio, fra colleghi, in famiglia.

Ho notato con piacere che il corso cambia ogni volta; ma la docente resta, e allora si può compiere un vero itinerario di esperienze e di apprendimento. E le cene in pizzeria, gli inviti, le feste sono un di più che ti scalda il cuore. Forse molto di questo sta nel nome dell’insegnante. Un giorno Cristina mi ha spiegato che il suo cognome significa “penna di vari colori”. I Latini dicevano: “nomen omen” (il nome è presagio).

Per me gli incontri con Cristina Pennavaja sono stati una fleboclisi di energia e di allegria, senza alcuna controindicazione.”

Luca Zaniboni.